Italia fuori dai Mondiali 2018, tutti i perché di questa disfatta e come risollevare le sorti del calcio Italiano

Il calcio Italiano vive uno dei momenti di crisi più gravi degli ultimi sessant’anni.

La mancata qualificazione ai mondiali di Russia 2018 ha squarciato il velo e ha portato a galla tutti i limiti di un sistema ormai al collasso, che non sembra più in grado di produrre calciatori di valore.

Tante parole sono state spese dai giornali, dalle radio e dalle Tv, tanti i proclami relativi alla necessità di riformare il mondo del calcio ma poche (anzi quasi nessuna) le proposte per uscire da questo pantano e puntare decisi verso una ristrutturazione dell’intero movimento calcistico.

Quali sono le cause e soprattutto qual è la ricetta per tornare a vincere? Queste le domande che dobbiamo porci se vogliamo davvero rivoluzionare questo movimento ormai stagnante.

E’ DAVVERO COLPA DEI TROPPI STRANIERI?

Una delle affermazioni più frequenti è la seguente: “nel campionato Italiano e nei settori giovanili ci sono troppi stranieri e quindi gli Italiani non hanno spazio per crescere”. In effetti il discorso a prima lettura sembra avere un senso: se ho calciatori provenienti dagli altri paesi, non ci sarà spazio per i ragazzi Italiani.

La verità è davvero questa?

Analizzando le statistiche ci accorgiamo che in i calciatori stranieri nel campionato italiano sono il 53,3% del totale, mentre nel campionato tedesco sono il 52,7%; nel Portogallo campione d’Europa i calciatori stranieri sono addirittura il 57,6% del totale e nella Spagna, dominatrice dell’ultimo decennio calcistico, circa il 50%.

Troppi stranieri? Non sembra essere questo il problema.

IL PROBLEMA E’ SISTEMICO E DIPENDE DAL “SISTEMA EDUCATIVO” DEL NOSTRO PAESE.

Per capire dove sta l’errore e risolverlo all’origine c’è bisogno di scavare più a fondo, abbandonare le facili considerazioni da bar e provare a risolvere il rebus partendo dall’analisi di un sistema educativo che sta affogando nella sua stessa inefficienza.

In Italia, esiste un grande vuoto formativo quando si parla di formazione calcistica.

Da una parte esistono le società professioniste, dove trovi strutture all’avanguardia, i mister e i preparatori atletici hanno competenze di alto livello, dove la crescita dei giovani è garantita da un approccio analitico/scientifico.

Dall’altra invece continuano a operare società dilettantistiche, con staff spesso composti da improvvisati del pallone, che predispongono piani di allenamenti standardizzati obsoleti e poco efficaci.

Perché il calcio giovanile in Italia non produce più grandi campioni come una volta?

Proprio per questo motivo.

Qui non siamo in America, dove la formazione atletico/sportiva dei ragazzi è totalmente demandata alle scuole e dove i programmi di allenamento sono di altissimo livello e studiati a tavolino con l’ausilio di professionisti di alto calibro.

In America esiste un sistema per cui la scuola ti forma da un punto di vista culturale, educativo e sportivo, tanto che i migliori giocatori di ogni sport vengono prelevati dalle squadre professioniste, direttamente dalle scuole.

Hai mai sentito parlare di DRAFT?

E’ il momento in cui un giocatore che termina il percorso scolastico (liceo o Università) può candidarsi per essere selezionato da una squadra professionista ed entrare a far parte della rosa della squadra che l’ha selezionato.

Guardiamo un attimo ciò che avviene in NBA: la lega di basket più importante del mondo.

Tra i primi 5 della lista che vedi nella tabella qui sotto, 4 giocatori furono selezionati direttamente dalle scuole.

LeBron James, il giocatore di basket più famoso e pagato del mondo, usciva dal liceo St. Vincent – St. Mary, e l’anno dopo giocava come professionista, mentre gli altri quattro sono campioni dal valore assoluto che farebbero le fortune di tutte le squadre del mondo.

Cosa vuol dire questo?

Che nelle scuole Americane s’insegna sport ad alto livello.

Ecco la Tabella del DRAFT NBA 2003: prime 5 posizioni

Scelta Giocatore Nazionalità Squadra NBA Scuola/ex squadra
1 LeBron James Stati Uniti Cleveland Cavaliers St. Vincent – St. Mary (liceo)
2 Darko Miličić Serbia e Montenegro Detroit Pistons (da Memphis) Hemofarm Vršac
3 Carmelo Anthony Stati Uniti Denver Nuggets Syracuse  (Università)
4 Chris Bosh Stati Uniti Toronto Raptors Georgia Tech (Università)
5 Dwyane Wade Stati Uniti Miami Heat Marquette (Università)

In Italia tutto questo non avviene.

L’educazione fisica a scuola è praticamente inesistente e viene considerata dai ragazzi come un’ora di libertà in cui riposarsi tra una lezione di Greco e una di Matematica.

Sei un giocatore talentoso o un potenziale atleta?

Bene, vallo a dimostrare da qualche parte in giro per la città e spera di trovare qualcuno che ti segua nella tua crescita perché alla tua scuola non interessa formarti come atleta.

Se capiterai in una squadra con la giusta struttura e avrai l’opportunità di essere seguito da uno staff preparato forse avrai la tua occasione, ma se invece capiterai in una di quelle squadre di provincia dove gli allenamenti vengono diretti da pseudo-allenatori senza alcun competenza in materia di psicomotricità e incapaci di gestire le difficoltà legate agli aspetti posturali o coordinativi, non avrai chance.

Vogliamo i migliori calciatori del mondo?

Dobbiamo crearli con metodo sin da bambini, incanalandoli in un percorso che poggi le sue fondamenta su un approccio scientifico e metodologico e che non derivi dagli umori e dall’improvvisazione di allenatori senza competenze.

Abbiamo bisogno di affidare la crescita dei nostri ragazzi ad esperti di scienze motorie e a studiosi delle dinamiche comportamentali.

Abbiamo bisogno di gente preparata che rilanci il nostro movimento con un programma basato su dati analitici e misurabili e non che si affidi all’intuito e alla capacità di riconoscere il talento.

Per ogni Francesco Totti che nasce e che può diventare un campione solo grazie al suo immenso talento, anche se ad allenarlo c’è un venditore ambulante di castagne, ci sono migliaia di ragazzi con meno talento ma con il cuore ricolmo di passione, che aspettano solo di essere indirizzati sulla giusta via da seguire, per diventare dei grandi calciatori.

MENTRE IL MONDO PARLAVA NOI FACEVAMO

Sono ormai anni che i media parlano della necessità di rifondare il nostro movimento.

A ciclo continuo e in corrispondenza di ogni evento negativo, rispunta fuori la solita storiella che recita più o meno cosi: “bisogna investire di più nei settori giovanili”, “bisogna fare qualcosa per i nostri vivai”, bisogna lavorare sui giovani”.

Tutto vero, tante considerazioni giuste ma nessuna proposta.

In pieno stile Italiano, quando tocchiamo il fondo manifestiamo la necessità d’intervenire e sistemare il danno; mai una volta che lavoriamo affinché il danno non si verifichi (è successa la stessa cosa in occasione del terremoto dell’Aquila: non appena avvenuto tutti pronti a dire che dovevamo rimboccarci le manche, ma nessuno che ha messo mano al problema e agito per far si che il prossimo terremoto non devasti le case dei nostri connazionali).

Noi di Obiettivo Calciatore abbiamo iniziato la nostra piccola grande rivoluzione già da due anni, tracciando la linea da seguire se si vuole programmare una crescita organica e progressiva dei giovani calciatori e stabilendo una volta per tutti i confini tra un allenamento scientifico e serio e uno improvvisato e poco efficace.

Il nostro movimento poggia le sue fondamenta sugli studi e sul lavoro dei migliori esperti di scienze motorie e di dinamiche comportamentali giovanili e ospitiamo durante i nostri eventi solo i professionisti che possono dare un vero e solido contributo ai ragazzi che partecipano.

Un movimento che ha l’ambizione di scardinare la credenza per cui con il talento si nasce e nulla è migliorabile e che crede che i risultati derivino dal duro e metodico lavoro quotidiano.

Un lavoro basato su dati oggettivi e misurabili che permettano di predisporre un piano di crescita solido e che contribuisca alla rivoluzione del movimento calcistico Italiano.

La crisi è appena iniziata e deve immediatamente finire, guardiamo al futuro con ottimismo convinti che la strada che abbiamo tracciato è l’unica percorribile per una vera rinascita e che il mondo del calcio ha bisogno di risollevarsi immediatamente tagliando i legami con un passato opaco costruendo i futuri campioni con attenzione, metodo e passione.

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